NATALE, UN GIORNO

Dicembre 25th, 2007

NATALE, UN GIORNO

di Hirokazu Ogura

Perché
dappertutto ci sono cosi tanti recinti?
In fondo tutto il mondo e un grande recinto.

Perché
la gente parla lingue diverse?
In fondo tutti diciamo le stesse cose.

Perché
il colore della pelle non e indifferente?
In fondo siamo tutti diversi.

Perché
gli adulti fanno la guerra?
Dio certamente non lo vuole.

Perché
avvelenano la terra?
Abbiamo solo quella.

A Natale - un giorno - gli uomini andranno d’accordo in tutto il mondo.
Allora ci sarà un enorme albero di Natale con milioni di candele.
Ognuno ne terrà una in mano, e nessuno riuscirà a vedere l’enorme albero fino alla punta.

Allora tutti si diranno “Buon Natale!” a Natale, un giorno.

 By Annarita

Mi dispiace……

Novembre 16th, 2007

Cari amici e visitatori, mi dispiace enormemente informarvi del fatto che sono stata vittima (un po’ ingenua per la verità) di un commento “bufala”.

Mi riferisco al post di ieri su Benicio Del Toro!

Grazie alla ricerca di alcuni amici, siamo riusciti a capire che il commento dal quale è scaturito il post, adesso cancellato, altro non era che volgare spam.

Sono spiacente di aver dato credito alla questione, ma l’indirizzo IP relativo al commento  sembrava valido. D’altronde ci sono cadute dentro altre persone avvezze  al web.

La rete è anche questa. Personalmente, ne ho tratto un’ennesima lezione: che è facile lasciarsi attrarre dal canto delle sirene e che non bisogna abbassare mai la guardia. Se questo è vero per un adulto, immaginiamo quanto è ancor più vero per un ragazzo.

Mi dispiace che abbiate sprecato i vostri commenti e il vostro tempo prezioso, ma più che essere mortificata non saprei proprio cosa altro fare……

Annarita 

Onde

Novembre 4th, 2007

Pubblico, oggi, una bellissima poesia di Ermes. Non dovrei pronunciarmi per lasciare a voi il commentare, ma non ho resistito perchè è una delle mie preferite.

ONDE
(Dedicata al mio lontano e
 caro amico Christian Baldini)

Vedo solo onde
onde inquiete.

Urlanti dolore e disperazione
cavalcate da intrepidi ragazzi
incoscienti della loro pazzia;
unici in grado di dominarle.

La loro spensieratezza
crea un dolce contrasto
che ne stimola la
comune aspirazione al rischio.

Vedo solo onde
dolci e irrequiete.

Specchio dei loro desideri:
come denso fumo
l’ estasi dell’ immoralità
si fa strada
nebulosamente ma con velocità
mescendo sangue e adrenalina.

Vedo solo onde
trasparenti e coloratissime
rifulgenti di vita
che rischia se stessa per ricrearsi
al successivo pericolo:

forse l’ ultimo
forse il primo di un’ infinità.

 (Ermes)

By Annarita

La leggenda di Quinzia

Novembre 1st, 2007

 Ho deciso di pubblicare in un post il contributo dell’amico Gaetano Barbella per il valore del suo contenuto, che altrimenti sarebbe rimasto confinato in un commento!

Grazie ancora Gaetano!

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Da un commentodi Gaetano:

“Grazie Annarita, ma colgo l’occasione per aggiungere dei miei pensieri su Catullo, come al solito inconsueti, ma che a te non dispiaciono affatto.”

Le lacrime di Quinzia

Non si pensi che nel cuore e mente di Catullo fosse assente del tutto l’amore puro, al di sopra della follia dei sensi da cui fu preso al laccio senza potersene districare. Altrimenti perché ci perviene, da una leggenda popolare bresciana, intitolata «Le lacrime di Quinzia», una pietosa storia di una Quinzia tutt’altro che lasciva come Lesbia, disposta ad amare eternamente il poeta Catullo?
Se non altro, per l’immenso potere che ha la poesia di sciogliere nodi indistricabili dell’anima. E se essa è stata capace di dar vita all’amore profano servendosi di adeguate parole opportunamente modulate, ebbene perché non immaginare che le stesse si possano riconvertire e concepire l’esclusiva sublimità eterica dell’amore munito di ali? Non può essere l’opera poetica di Catullo a disporsi a tanto, ma di altri presi da compassione per il suo spirito privato di ali eteriche, pur sempre degno di riottenerle, non si sa come.

La leggenda di Quinzia

 è questa:

«Si narra che una giovane di Sirmione (1), di nome Quinzia, si fosse innamorata del poeta Catullo, a sua volta follemente innamorato di Lesbia. Ma il poeta ben presto si stabilì a Roma, capitale e centro culturale dell’lmpero. Malgrado la lontananza, il cuore della giovane Quinzia rimaneva indissolubilmente legato al ricordo dell’amato Catullo.
Quando, tempo dopo la partenza di Catullo dal Garda, giunse voce della sua morte, la povera Quinzia, affranta dal dolore, si recò sulle rive del lago e qui pianse tutte le sue lacrime.
Quelle lacrime, cadendo in acqua, formarono sul fondo un mosaico raffigurante il volto del poeta.

 Per il dolore Quinzia morì.

Ancora nell’Ottocento i giovani innamorati e i villeggianti del luogo uscivano in barca, nelle notti di luna piena, alla ricerca di quel mosaico fatato».

Può darsi che ancora oggi questa storia d’amore, così dipinta dalla vena lirica di qualche cantore popolare, possa che impietosire coloro che si approssimano a quel lago, cercando istintivamente, ma invano, il mosaico misterioso che, naturalmente, mai è stato veramente visto, se non con l’immagine interiore di fantasiosi innamorati, di notte tempo, con la collaborazione del chiaror di luna e di tante stelle fulgenti del cielo.

Quel volto che Quinzia vedeva, formatosi sul fondo della riva del Garda secondo la favola, non poteva essere che il ricordo di Catullo impresso nel profondo della sua anima. E nei momenti in cui il lago era appena increspato in superficie ne rifletteva l’immagine un po’ disunita, al punto da sembrare un mosaico.

Solo una grande forza d’anima sarebbe bastato alla disperata Quinzia per evitare la commozione, nell’impatto con quelle sembianze mostruosamente alterate. Ma è impossibile resistere a tanto e il pianto non può che sopraggiungere imperiosamente e stravolgere le immagini mentali tenute insieme spasmodicamente.

Le lacrime mentali, però, se non sono buone per i codardi e malvagi, per i coraggiosi e onesti sono molto salutari, perché costituiscono l’estremo messaggio d’amore puro se decidono di raccoglierlo per mettere in salvo le personali Quinzie innocenti.

È questo il finale del racconto di Quinzia: ecco una cosa nobile da poter fare senza tanto ferire o sacrificare che è quella di salvare l’idea di Quinzia e tutto ciò che essa può rappresentare di buono nella vita.
Perciò, come suggerisce il racconto, se ti trovi da quelle parti insieme a chi veramente ti ama, e in lei intravedi Quinzia, non pensare ad altro perché in quello stesso momento, lo spirito in catene, a causa di quel fatto antico, legato ad essa viene liberato e non potrà che accompagnarti nella tua vita per aiutarti in qualche modo e preservarti dal male. (Gaetano)

By Annarita

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(1) Sirmione del Garda (BS)

Catullo, Canto V

Ottobre 30th, 2007

Pubblico, su proposta dell’amico Gaetano Barbella*, il Canto V di Catullo, tradotto da E. Mandruzzato e già pubblicato su Tellusfolio.

Buona lettura:)

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Canto V

Dobbiamo Lesbia mia vivere, amare,

le proteste dei vecchi tanto austeri

tutte dobbiamo valutarle nulla.

Il sole può calare e ritornare,

per noi, quando la breve luce cade,

resta un’eterna notte da dormire.

Baciami mille volte e ancora cento

poi nuovamente mille e ancora cento

e dopo ancora mille e dopo cento,

e poi confonderemo le migliaia

tutte insieme per non saperle mai,

perchè nessun maligno porti male

sapendo quanti sono i nostri baci.

 (trad. E. Mandruzzato)

By Annarita

* Di Gaetano Barbella sono stati pubblicati alcuni originali contributi sui miei due blog didattici:

Scientificando

Matematicamente

La nuova felicità

Ottobre 16th, 2007

Ed eccomi qui, dopo un periodo di assenza forzata, con un’altra poesia di Ermes appartente alla raccolta dedicata a Giacomo Leopardi. 

“ E di vano piacer la vana speme,
Allatto a quella gioia,
Gioia celeste che da te mi viene!’’
 

“Che chiedo io mai, che spero
Altro 
che gli occhi tuoi veder più vago?
Altro più dolce aver che il tuo pensiero?”
(G. Leopardi, Canti, Il Pensiero Dominante, vv 26-28 e 145-147)

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 La nuova felicità

“Dedicata ad una ragazza speciale”

Ed ora sei proprio tu,
unica nel mio mondo,
ombra di due emozionate pupille,
fantasma romantico del pensiero,
fata gioiosa di un sentimento,
sole di un nuovo mondo.

E sorgi così
incontrastata e senza veli
verso il mio essere estasiato,
mentre non tramonti al crepuscolo
e, immota fonte di luce,
risplendi nella mia anima.

Ed è la nuova felicità immortale
per una breve vita
ed un ragazzo perennemente immaturo,
ed ora ecco in te il mio sogno
per una vita più vera,
con un nuovo traguardo.

Ed il tuo cuore come unica meta.
                                               Ermes

By Annarita

Un ringraziamento a Federico

Settembre 14th, 2007

Sempre in tema di poesia, riporto di seguito i bellissimi versi segnalati dal mio amico blogger Federico Bo. Gustateli lentamente, come ho fatto io.

Come tinte ed armonie della sera

come nuvole disperse nel vasto chiarore stellato

come ricordo di musica fuggita

come qualcosa che può esser cara

per la sua grazia, e ancor di più per il suo

mistero.

(Percy Bysshe Shelley, da Inno alla bellezza intellettuale)

By Annarita

La pagina di ERMES

Settembre 7th, 2007

Cari visitatori del blog,

con questo post segnalo una pagina web, dedicata all’opera di Ermes, psudonimo di un giovane autore, Alfio Petralia, venuto a mancare tragicamente a soli 23 anni, ormai 10 anni fa.

La pagina contiene 10 testi poetici e li potrete leggere a questo indirizzo corrispondente per la precisione ad una pagina web del sito Poetilandia , un interessantissimo blog site poetico collettivo, che vi invito a visitare, dove potrete reperire una enorme mole di materiale di alta qualità.

Alla stessa pagina web, si può pervenire seguendo il link “La pagina di Ermes”, che troverete nel blogroll (ovvero l’elenco dei links) dei seguenti blog:

Scientificando

Matematicamente

Websomethingelse

e in questo post del BlogBassi

Buona navigazione e buona lettura

By Annarita

Lacrime noiose

Settembre 1st, 2007

Ecco la terza poesia della raccolta di “Cinque poesie Allo Stato Naturale”, dedicate da  ERMES a Giacomo Leopardi.

“Dipinte in queste rive

Son dell’umana gente

Le magnifiche sorti e progressive.”

(G.Leopardi, Canti, La Ginestra, vv 49-51)

Lacrime noiose

“Sulla natura dell’uomo”

Un macigno dentro me

svia i miei pensieri gioiosi

appesantisce il mio animo

attacca le mie pupille.

Tedio, solitudine, infelicità

tre infinite gocce asciutte

lacrime noiose senza motivo

inutili e tanto, troppo tristi.

Ed è una morte nera o bianca

senza alcuna definizione cromatica

nell’indifferenza più totale

per un mondo ancora troppo misero.

                                                                        ERMES

By Annarita

ERMES

Agosto 23rd, 2007

Sono state già pubblicate tre poesie di ERMES, un giovanissimo Autore venuto a mancare tempo fà. Di recente sono entrata in possesso, per gentile concessione dei genitori, di alcuni manoscritti originali, tra cui ho trovato la descrizione che ERMES fa di se stesso.
Mi è sembrato, quindi, appropriato pubblicarla al fine di fornire ulteriori elementi per favorire la lettura e l’interpretazione della sua poesia.

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ERMES 

Io sono ovunque:
nell’anima dell ‘Uomo
nella terra
nel cielo
nel mare
nel sole
io sono colui che narra
io sono nella vita degli altri
io vivo negli altri
io vivo nella Natura
io sono lo spirito della Natura
io sono Ermes

By  Annarita